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Lamentarsi: sì o no?

Lamentarsi: sì o no? - Ching & Coaching

A tutti capita di lamentarsi, persino di piangersi addosso, ma alcune persone fanno della lamentazione una vera arte, costante e continuativa.

Avete visto Il ponte delle spie? Parlo del bellissimo film di Spielberg, con Tom Hanks. Ci sono alcuni attimi fantastici tra l’avvocato, Tom Hanks, e la spia russa. In particolare diverse volte l’avvocato pone domande al suo assistito, tipo “Ma lei non è preoccupato”, e il russo, assolutamente tranquillo, risponde con una domanda: “servirebbe?”

Ecco: questo bisognerebbe chiedersi prima di partire con infinite lamentazioni.

Perché la risposta, a volte, è che sì, serve, serve a sfogarsi.

Eppure quando si è frustrati e infelici servirebbe maggiormente andare in un luogo isolato e cacciar fuori un vero ruggito.

Lamentarsi serve per ottenere attenzioni, per avere la simpatia e la compassione degli altri.

Forse sì, ma personalmente ho qualche dubbio.

Sfogarsi serve, ammettere i propri limiti e problemi serve. Eppure, almeno valutando in base a quello che si legge su social, chi si lamenta ammette ben pochi difetti o problemi, mentre si scaglia molto facilmente contro gli altri, sempre responsabili dei loro guai.

Ammettiamolo: lamentarsi non serve. E spesso chi fa della lamentazione un’arte non ne è consapevole. Lamentarsi è diventata un’abitudine e, poco a poco, si va in loop: non si riesce a fare altro, generando così spirali di lamentele e circoli viziosi di infelicità.

Credo lo sappiate: non sono un’attivista del pensiero positivo, però a volte una diversa disposizione mentale può aiutare molto di più di una sequela di lamentazioni!

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