Home » Articoli Ching & Coaching » Appuntamento alle 7.30 (del mattino)

Appuntamento alle 7.30 (del mattino)

Appuntamento alle 7.30 (del mattino) - Ching & Coaching

Ogni mattina, alle 7.30, ho appuntamento con Spillo, il gatto del portinaio

La capacità dei gatti di entrare in comunicazione con noi umani mi sorprende sempre
Qualcuno li definisce anaffettivi, egoisti, interessati solo ai loro comodi. Parlo dei gatti.
Io li amo, e ho costanti prove di quanto siano abili comunicatori, ed anche conoscitori del genere umano. Certo, ci vuole pazienza.
I gatti sono curiosi, tant’è vero che in casa mia si dice curioso come un gatto, e non curioso come una scimmia. Non ho mai vissuto con una scimmia, ma ho infinite testimonianze della bella curiosità dei gatti.
Basta un minimo cambiamento, per noi quasi impercettibile, e loro vanno a controllare, a verificare. E se il cambiamento piace, lo adottano come SOP (standard operating procedure).
Questo per gli oggetti. Per gli esseri umani sono un po’ più diffidenti: ci studiano e ci mettono alla prova.
Ed ora, da qualche settimana, ho superato a pieni voti la mia prova con Spillo.
Spillo è un gattone, avanti con gli anni, che abita con il mio portinaio. Il suo primo “umano domestico” lo trattava male, così Spillo è diventato estremamente diffidente, e si è anche totalmente innamorato dei Albert (il portinaio) che lo ha portato via dalla sua casa iniziale.
Spillo adora letteralmente Albert, al punto che quando Albert è andato per un mese in vacanza (nelle Filippine) Spillo non ha né dormito né mangiato per due giorni: vagava per casa alla ricerca del suo salvatore, finché qualcuno non ha avuto l’idea di tirar fuori dal cesto della biancheria sporca una maglietta di Albert e mettergliela nella cuccia: sentendo l’odore amato, Spillo si è finalmente tranquillizzato.
Io amo i gatti, e ovviamente ho un debole speciale per i gatti maltrattati. Così per mesi, incrociando Spillo in portineria, mi fermavo a salutarlo.
Per un po’ mi ha ignorato. Poi ha cominciato a rivolgermi un timido “miao”, ma solo quando Albert non era presente (forse non voleva farlo ingelosire). Poi il passo successivo: sentendo la mia voce, usciva dalla portineria e potevo fargli una carezza. Non di più, però.
Poi, un giorno, la svolta: l’ho preso in braccio.
E adesso, al mattino, mi aspetta sullo zerbino alla fine delle scale. Se arriva qualcuno rientra, ma sente il mio passo. E quando mi vede saluta, lui per primo, e si avvicina, a volte di corsa. Mi batte sulla gambe finché lo prendo in braccio: bastano un paio di minuti, poi rientra in casa.
E quando, dopo il cappuccino al bar, torno a casa, devo passare l’ispezione del mio Chopin, che mi sente addosso l’odore di un altro gatto.

Pubblicità