Eroi ed eroine

Eroi ed eroine - Ching & Coaching

Credo che tutti sappiano quanto amo il viaggio dell’eroe. Ed ora la domanda è: quante energie femminili entrano in gioco?

Facciamo riferimento al Viaggio dell’eroe nella sua forma più semplice: arriva il drago, l’eroe lo riconosce, varca la soglia, passa attraverso l’archetipo dell’innocente, dell’orfano, poi il martire, poi il viandante, il guerriero, il mago. Infine il drago viene trasformato in risorsa, e l’eroe torna a casa.

Facile a dirsi, sembra un percorso breve, semplice, eppure ci sono draghi che non riconosciamo nemmeno come tali, o percorsi che durano una vita intera, e altri che si bloccano e non riusciamo ad andare avanti.

Il viaggio dell’eroe non fa distinzione tra maschi e femmine, viene percorso indipendentemente dal genere, dall’età, dall’educazione ricevuta. È universale, vale per tutti.

È un percorso di trasformazione e di crescita interiore. Ma se è così, ed è così, dovrebbe smuovere sia energie maschili che energie femminili e, forse, talvolta rimaniamo bloccati proprio perché non riusciamo a smuovere alcune energie necessarie.

Vediamo dunque, brevemente, le energie in gioco, tenendo presente che in un percorso così importante e complesso o, per meglio dire, azzardiamo delle ipotesi su cui riflettere.

Il primo passaggio è riconoscere il drago, senza lasciarsi confondere da convinzioni limitanti o modelli mentali. Riconoscere il drago giusto, quello vero, è davvero fondamentale. Ci vogliono analisi e sintesi, introspezione, comprensione del mondo e di se stessi. Inutile arrabattarsi troppo: per identificare il drago entrano in gioco sia energie maschili che femminili.

Poi bisogna, assolutamente, varcare la soglia. Questo richiede coraggio, e indubbiamente esiste una forma di coraggio maschile ed una femminile, e secondo me è davvero difficile metterle in gioco entrambe quasi contemporaneamente, e forse è per questo che è così difficile cominciare il viaggio!

L’innocente ha molte caratteristiche femminili: fragile, vulnerabile, passivo. Il passaggio da innocente a orfano richiede, per contrasto, forze maschili. Eppure … se guardiamo l’altra faccia della medaglia ci rendiamo conto che solitamente è l’elemento femminile quello che abbandona il luogo della protezione e dell’innocenza e sono molti i miti che raccontano del sacrificio di una vergine e, archetipicamente, l’innocente è associato a Giove e al Sagittario, entrambe considerati maschili.

L’orfano è l’abbandono allo stato puro. Annichilito dal dolore. È stato buttato fuori dal giardino dell’Eden e deve assumersi la responsabilità di se stesso e della sua vita. Saper gestire il momento dell’orfano richiede energie maschili, ma, paradossalmente, l’eccesso di maschile potrebbe portarlo a rimaner bloccato nel ruolo, privilegiando ad esempio il possesso di beni materiali alla gestione del sé, all’autonomia, alla padronanza personale. Per andare oltre deve accettare la sofferenza, la compassione: infatti compie il passaggio verso il martire solo quando conosce l’auto commiserazione. 

Il martire è il tradimento, il lamento, la vittima impotente, ma una vittima che chiede aiuto. In fondo il martire è femminile, passivo, e deve reagire, quindi acquisire forze maschili, e diventare viandante.

Il viandante è la ricerca, di armi e di forza, ma anche la curiosità, l’accettazione del nuovo, l’instabilità. Dunque, una figura parimenti ricca di elementi femminili e maschili. Si tratta di equilibrio? No, è più equilibrismo. Il viandante è nel territorio dell’inesplorato, più di altre figure, e deve saper accedere a tutte le risorse per sopravvivere.

Ma il viaggio è sfiancante, il maschile ha il sopravvento per passare a guerriero o, forse, se la fase successiva è una prevalenza di maschile o di femminile dipende dalle armi che sceglie per combattere.

Così il guerriero non conosce equilibri, ma solo battaglie. Però la sua trasformazione in mago richiede, ancora una volta, l’acquisizione di energie trascurate. Mago o strega, il nuovo archetipo che si sviluppa deve ritrovare il suo mix di energie per poter andare oltre, trasformare ogni sofferenza in forza, e se stesso in innocente, e il cerchio è compiuto.

Ed ecco la risposta alla mia domanda iniziale: per percorrere la via ci vogliono sia energie femminili che maschili e se talvolta, almeno apparentemente, l’una o l’altra sembrano prevalere è solo l’accesso ad entrambe che permette il viaggio.

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