Home » L'I Ching per il manager » Noi che sognavamo la California

Noi che sognavamo la California

Noi che sognavamo la California - Ching & Coaching

Sognavamo la California, ora sogniamo l'Inghilterra, il Canada o l’Australia. Problemi di una generazione di professionisti.

 

 

Noi, tanti anni fa, sognavamo la California. La sognavamo imbucandoci alle feste dei fratelli, o degli amici più grandi, e ascoltando di soppiatto le canzoni che uscivano dal mangiadischi. Sognavamo California come luogo di libertà, come luogo esotico, con le idee molto vaghe: nel 1966 eravamo bambini, alcuni di noi non erano neanche nati. Il mito hippie l’abbiamo sentito raccontare, come il ’68, non l’abbiamo vissuto in prima persona.

Poi abbiamo studiato, lavorato, fatto carriera. E siamo andati in giro per il mondo, magari anche in California, a volte per lavoro, osservando qualche spizzico di Paese tra un meeting e un aeroporto, o per qualche vacanza stiracchiata qua e là.

Molti si sono sposati, avuto figli, avuto successo professionale. Qualcuno ha ingarbugliato le priorità, confuso la sua identità col biglietto da visita, si è lasciato più o meno alle spalle qualche matrimonio fallito. Parallelamente sembrava che il successo e il denaro compensasse tutto, creasse tutte quelle possibilità che, come soli e semplici persone, pensavamo di non poter avere. Così … uffici sempre più grandi, biglietti da visita sempre più prestigiosi, sempre più aerei, telefonini, tablet …

Poi, in qualche modo e per qualche strana ragione, il giocattolo si è rotto. Un capo che ci trovava antipatici, un progetto andato male, un’azienda fallita, un problema di salute o, semplicemente, la grande voglia di riprendersi la vita.

Con una vita media, in Italia, di oltre 80 anni e la classe politica e dirigente più vecchia del mondo sarebbe dovuto essere possibile crearsi a 40-50 anni una gradevole second life, in cui rimettere a posto i cocci della nostra identità e della nostra anima, e sfruttare tutta l’esperienza professionale accumulata (perché di gavetta ne abbiamo fatta tanta!).

In Paesi con vita media di 60 anni saremmo anziani, rispettati e ricercati saggi. In buona parte del mondo avremmo un futuro. In Italia no. A 40 anni, per il mondo del lavoro italiano, sei vecchio, a meno che …

Così, un po’ più saggi di tanti anni fa, abbiamo finalmente ricominciato a sognare. Ma questa volta non la California come località esotica. Ora i sogni vanno verso il Canada, l’Australia, la Germania, l’Olanda ...

E non alla ricerca di stravaganti avventure, ma di un lavoro e di una stabilità economico-professionale.

Siamo colpevoli di ciò che ci sta succedendo? Colpevoli no, ma responsabili sì. Siamo la generazione che ha ucciso i propri sogni per la ricchezza e la tecnologia, abbiamo trascurato i valori, abbiamo pensato che carriera e successo potessero prendere il posto di amici e famiglia. Abbiamo persino lasciato peggiorare la già grave situazione italiana di raccomandazioni, baronie, cordate, nepotismi. Abbiamo tollerato ingiustizie, ruberie, furbizie.

Ma stiamo pagando un prezzo alto, perché questo non è un Paese per vecchi, né per giovani, e men che meno per la mezza età.

Sono davvero tanti gli amici che stanno pensando o si stanno organizzando per emigrare nei prossimi mesi. Anche questi sono cervelli che lasciano l’Italia.

Pubblicità